CARCINOMA RENALEOgni anno sono diagnosticati circa 18.000 nuovi casi con netta prevalenza nel sesso maschile (2:1), attorno alla VI decade; non sono infrequenti tuttavia riscontri anche in età precoce (II-III decade). Circa il 50% dei casi si presenta come patologia limitata al rene, mentre il 30% dei pazienti è portatore di metastasi al momento della diagnosi. Lo screening ecografico “di massa” ha infatti consentito in tempi recenti un frequentissimo riscontro di neoplasie renali di modeste dimensioni delle quali la maggior parte prive di sintomatologia caratteristica nei confronti dell’ospite. Questo dato, peraltro estremamente significativo, è indicativo della storia naturale del carcinoma renale che è da definire come “caleidoscopica”. La crescita e l’aggressività della neoplasia non sono correlabili alle sue dimensioni e/o alle caratteristiche dell’ospite e sono assolutamente imprevedibili. Creevy definì per primo il tumore renale “as among great mimics encountered in clinical medicine”, ed è per questo motivo che la fase diagnostica è molto spesso indaginosa e riferibile, nel 30% dei casi, alla presenza di sindromi paraneoplastiche. La giusta valorizzazione della sintomatologia obiettiva urologica, quale per esempio l’ematuria (che continua a rimanere il sintomo più frequente) unitamente al corretto impiego delle attuali metodiche di indagine strumentale (TC, ecografia), dovrebbero consentire, in tempi attuali, la possibilità di una diagnosi precoce. L’importanza di quest’ultima è rilevabile dai dati statistici inerenti la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti affetti da carcinoma renale. Macroscopicamente il carcinoma renale si può presentare con vari aspetti: nodulare, cistico o pseudocistico, multinodulare. Solitamente si presenta come una massa sferica,di colore giallo-arancio, variamente vascolarizzata, provvista di pseudocapsula fibrosa; nel contesto della neoplasia è possibile reperire aree necrotiche o addirittura colliquate.Da un punto di vista microscopico è possibile riconoscere numerosi tipi cellulari (varianti papillare, non papillare, a cellule cromofobe, a cellule oncocitarie). In base alle caratteristiche citologiche varia anche l’aggressività biologica della malattia. Altro fatto prognostico di rilievo è dato dalla classificazione nucleare secondo Fuhrmann,suddivisa in 4 gradi dal più differenziato al più anaplastico. Recenti acquisizioni di biologia molecolare dimostrano la possibilità d’insorgenza di malattia familiare legata all’espressione fenotipica del gene VHL. Tale anomalia può consentire sia lo sviluppo sia l’evoluzione di forme multiple associate più o meno classicamente ad altre patologie (sindrome di Von Hippel Lindau), come pure l’insorgenza di semplici forme sporadiche. Sono attualmente in corso studi sperimentali e clinici atti a definire in modo più accurato le correlazioni della malattia con citogenetica e biologia molecolare. Il carcinoma renale ha origine dalle cellule tubulari prossimali e può avere una estrinsecazione esofitica (80% dei casi) o infiltrante (20%). La vecchia distinzione fra adenoma e carcinoma in relazione alle dimensioni del tumore (maggiore o minore di 3 cm) non è più attuale, in quanto sono riscontrabili neoplasie di modeste dimensioni (2-3 cm di diametro) ma altamente aggressive e con diffusione metastatica precoce. I fattori prognostici del carcinoma renale non sono infatti da correlare alle dimensioni dello stesso, bensì alla vascolarizzazione autoctona ed all’angiotropismo (con rapida diffusione alle strutture venose parenchimali) ed all’infiltrazione diretta della capsula renale o degli organi vicini (surrene, intestino, pancreas).
Le modalità di diffusione del carcinoma renale, oltre alla diretta per contiguità, sono costituite dalla via ematica anterograda (che è senz’altro quella preferenziale con frequente colonizzazione della vena renale e della vena cava inferiore con formazione del trombo neoplastico, talora esteso fino al cuore destro) e retrograda (attraverso il circolo venoso paravertebrale di Batson) con varie localizzazioni secondarie tipiche (vertebre, tiroide, fegato, genitali); dalla via linfatica (dai linfonodi loco-regionali al dotto toracico o per via retrograda linfatica ad altre stazioni linfonodali distanti); dalla via linfoematica (dai linfonodi loco-regionali al sistema venoso cavale e poi al circolo sistemico). È interessante documentare come le stazioni linfonodali siano interessate dalla neoplasia in circa il 20% dei pazienti operati e sottoposti alla linfadenectomia loco-regionale conseguente alla nefrectomia.
La sintomatologia di esordio del carcinoma renale è spesso modesta e vaga. La triade sintomatologica caratteristica del carcinoma renale (ematuria, massa addominale e dolore) è riscontrabile ormai nelle situazioni limite ove è pressoché improponibile l’attuazione della terapia chirurgica. È necessario dunque focalizzare l’attenzione su più segni o sintomi (spesso vere e proprie sindromi paraneoplastiche) dipendenti sia dall’invasività locale del tumore (ematuria, febbre) sia dalla sua diffusione metastatica (ipertensione, secrezione di sostanze ormono- o enzimosimili, aumento della VES, dolore, ipercalcemia). L’ematuria è capricciosa, non necessariamente abbondante e spesso solo microscopica. Il sangue è rosso scuro ed è frequente l’emissione di coaguli “a stampo ureterale” con dolore tipo colica. Fra i sintomi aspecifici di carattere generale, il più frequente è la febbre, che può essere a carattere subcontinuo o remittente. Di rarissimo riscontro il reperto di varicocele sinistro (da ostruzione della vena renale omolaterale). La diagnosi viene confermata mediante ecografia, TC e/o RMN. L’indagine ecografica consente di individuare la morfologia e la consistenza (contenuto liquido o solido) della massa, anche se limita lo studio della diffusione locale della neoplasia. In questo senso l’impiego della TC e della RMN è indispensabile, poiché permettono di rilevare l’infiltrazione per contiguità di altri organi, l’eventuale interessamento linfonodale e la trombosi venosa. L’impiego della angiografia selettiva rimane limitato alle neoplasie di grosse dimensioni o di difficile esplorazione chirurgica allo scopo di delimitarne le caratteristiche vascolari e valutare la possibilità di un trattamento con embolizzazione vascolare selettiva prechirurgica. La diagnosi differenziale si pone con la TBC renale pseudocistica e con la pielonefrite xantogranulomatosa.
La terapia è esclusivamente chirurgica in quanto si tratta di una neoplasia ormono-, chemio- e radioinsensibile. Anche nei casi metastatici, la nefrectomia costituisce una valida scelta, in quanto l’asportazione della massa primitiva consente spesso un rapido miglioramento delle condizioni generali ed una maggior reattività del sistema immunologico . La nefrectomia radicale implica l’asportazione della fascia di Gerota e del suo contenuto, incluso il rene e il surrene. In caso di neoplasie polari o mediorenali esofitiche di modeste dimensioni è spesso possibile la scelta di una chirurgia conservativa con asportazione di una modesta quota di tessuto parenchimale sano (enucleoresezione). Tale procedimento si impone invece nei casi definiti “di necessità” (per esempio in caso di pazienti con insufficienza renale cronica, con rene unico o con neoplasia renale bilaterale). La significatività statistica sui dati della sopravvivenza fra gruppi di pazienti operati con chirurgia radicale o con chirurgia conservativa di elezione è pressoché nulla con sovrapponibilità dei dati a 5 anni. Per quanto concerne le terapie complementari, quelle più efficaci sembrano documentate con la vinblastina (15% di risposte obiettive) e più recentemente con l’IFN alfa ricombinante o con l'IL-2 ricombinante, con risultati variabili dal 20 al 40% di risposte. In conclusione la terapia chirurgica del carcinoma renale è in grado di portare a guarigione il paziente in una percentuale di casi soddisfacenti (70-80% a 5 anni) se l’intervento è attuato precocemente. Purtroppo, tale presupposto costituisce una rarità.
La linfadenectomia effettuata comprende:
- linfadenectomia destra: asportazione delle catene linfatiche intraortocavali, laterocavali e retrocavali
- linfadenectomia sinistra: dissezione dei linfonodi sottodiaframmatici, lateroaortici, preaortici e retroaortici
Altri istotipi di tumore renale.
1) Carcinoma papillare
Circa il 10% dei carcinomi renali presenta varianti papillari. Secondo la recente classificazione di Kovacs addirittura il 75% dei tumori renali avrebbe architettura papillare. Le cellule sono di aspetto cromofilo (eosinofilo o basofilo) e le cellule chiare sono rare. Geneticamente presentano trisomia o tetrasomia del 7 e del 17 e perdita allelica del cromosoma Y. L’aspetto macroscopico sembra ben circoscritto, marrone, soffice e friabile con possibili variazioni cistiche. Si tratta di tumori spesso multifocali associati o meno a piccoli adenomi papillari. Nonostante siano spesso associati ad una prognosi migliore rispetto alle forme classiche, alcuni di essi possono avere atteggiamento aggressivo.
2) Oncocitoma
Si tratta di una neoplasia descritta per la prima volta nel 1976 complessivamente in circa il 5% dei tumori renali solidi dell’adulto. Le maggiori controversie nascono dalla definizione del potenziale di malignità in relazione all’evidenza anatomopatologica. In senso stretto la neoplasia ha caratteristiche di benignità ed anche la differenziazione citogenetica rispetto alle forme aggressive supporta questa definizione (trisomia 17). Macroscopicamente si tratta di lesioni definite e circoscritte, non capsulate, di colore marrone scuro-mogano. Secondo alcuni Autori, il reperimento istologico di mitosi esclude la diagnosi di oncocitoma. Da un punto di vista diagnostico clinico è indistinguibile dal carcinoma renale, dunque, salvo esclusione istologica estemporanea in corso di chirurgia (la biopsia percutane è sconsigliabile nelle forme solide renali), la terapia è radicale.
3) Carcinoma dei dotti di Bellini
Si tratta di un tumore raro, più frequente in giovane età. Molti dei pazienti hanno storia familiare di carcinoma renale. Il CDC è localizzato nella midollare renale, di aspetto grigio chiaro e mostra atteggiamento infiltrante. Sono frequenti aree di necrosi. L’architettura è mista (papillare e tubulare) ed è presente una intensa desmoplasia. Il parenchima può essere infiltrato e possono essere presenti aree di displasia o carcinoma in situ circostanti. L’origine embriologica è dai dotti collettori o dalla pelvi renale.Sono descritte varianti sarcomatoidi. L’atteggiamento clinico è molto aggressivo e con prognosi rapidamente infausta. La terapia è chirurgica.
4) Carcinoma a cellule cromofobe
Rappresenta meno del 5% delle neoplasie renali dell’adulto e presenta caratteristiche morfologiche e citogenetiche ben distinte. Macroscopicamente ha aspetto simile all’oncocitoma e si differenzia istologicamente da questo per la presenza notevole di mitosi. Molti casi di “oncocitoma maligno” sono in realtà neoplasie a cellule cromofobe. Citogeneticamente può coesistere la perdita cromosomica di 1, 2, 6, 10, 13, 17, 21 e macroscopicamente il colore è marrone scuro con possibili aree di necrosi. Il comportamento clinico è analogo a quello delle neoplasie renali classiche e la terapia è chirurgica.
5) Carcinoma renale sarcomatoide
È riscontrabile in meno del 5% dei casi valutati all’esame clinico come neoformazioni solide renali dell’adulto. Macroscopicamente si presenta di colore grigio-bianco, infiltrante e spesso contiguo ad una massa di carcinoma classico. Istologicamente si presenta con le caratteristiche cellule fusate e presenza di notevole quantità di atipie nucleari. Si tratta di una forma assai più frequente del sarcoma renale vero e proprio ed è altamente maligno. Clinicamente la prognosi è condizionata dalla rapida evoluzione clinica. La terapia è chirurgica.
6) Angiomiolipoma
L’angiomiolipoma è una forma amartomatosa composta da percentuali variabili di tessuto muscolare liscio, grasso, vasi sanguigni. Circa il 50% degli angiomiolipomi insorge in pazienti con sclerosi tuberosa, mentre solo nel 50-80% dei pazienti con sclerosi tuberosa è possibile riscontrare la presenza della neoplasia. Usualmente è unifocale ed unilaterale. Si presenta come lesione solida di aspetto clinico caratteristico rilevabile sia alla TC sia alla RMN, macroscopicamente capsulato di aspetto giallo brillante. La diagnosi istologica è caratterizzata dalla localizzazione di vasi dismorfici nel contesto della neoplasia, ma sono riscontrabili aree di necrosi, emorragia, invasione macroscopica della vena renale e nuclei pleomorfici. Alcuni pazienti con angiomiolipoma presentano lesioni analoghe anche in altri organi e apparati. L’andamento clinico virtuale è benigno ma in letteratura sono riportati due casi di possibile evoluzione maligna di questa patologia, probabilmente da correlare alla contemporanea presenza di cellule fusate o carcinoma classico. Una integrazione diagnostica con immunoistochimica HMB45 può esser di ausilio nella diagnosi patologica. L’atteggiamento terapeutico, qualora la neoformazione non sia sintomatica, è conservativo.
7) Nefroblastoma o Tumore di Wilms (vedi apposito post).